Alberto Gianquinto, ott 2011
ALBERTO GIANQUINTO
“Molti anni fa visse un Uomo che fu
crocifisso per aver amato troppo e per aver
suscitato troppo amore“
Kahlil Gibran
Testimonianza di ricerca sull’arte e sul suo ruolo nella costruzione di umanizzazione e di spiritualità: questo vuole essere la mostra “Il Gesù di Gianquinto” ad iniziativa di “Arte al Marconi“che, in tal modo, vuole confermare e nobilitare la propria identità di “luogo” dedicato alla promozione dell’incontro tra culture, personalità, linguaggi che – pur nella distinzione dei peculiari mezzi espressivi -testimoniano la comune e costante presenza di una “ratio” e di un “telos” per comunicare i dilemmi dell’uomo e dello spirito, della vita, dell’origine e della fine.
La personalità di Gianquinto si svela sin dalla sua prima opera – un quadro di paesaggio – come una “personalità definita intimamente necessitata” (G. Mazzariol 1958), squisitamente discreta, appartata e nello stesso tempo attenta a quanto accade nel mondo esterno e consapevole delle necessità di non evadere dalla storia.
Artisticamente è aliena da cerebrali originalità e da artificiosi sperimentalismi come da schemi ripetuti e convenzionali.
Spirito “spontaneo e complesso” (De Micheli), sorretto da una solida cultura scientifica ed umanistica e da un grande mestiere, che gli garantisce il pieno dominio di tutti gli strumenti del dipingere e di far vibrare la materia della sua pittura, Gianquinto si misura con la figurazione di una posizione estetica eccentrica e solitaria, sollecitato da un’autentica urgenza di indagare sé e di capire dentro “le cose”, oltre le emozioni, oltre le passioni.
La sua pittura è ansia di verità; riferita ad un universo oggettuale di “piccole cose“, ad aspetti occasionali o a memorie, prende ogni volta coscienza dello smarrimento del soggetto e del dolore che investe l’esistenza.
Lontana da ogni facile ottimismo consolatorio, la sua opera racconta con intensità di sentimento ed alta tensione poetica l’impegno di persistere nel “viaggio” e suggerisce con trepidazione l’esigenza di sperare, essendo – nonostante tutto – ancora possibile l’umana commozione ed una dimensione altra del vivere.
L’opera di Gianquinto non è mai ordinaria ma sempre vibrante nelle pieghe di una figurazione motivata nei confronti del vissuto e del civile; una figurazione maturata attraverso la rivisitazione di Tintoretto e di Tiepolo e dell’arte francese del secondo ottocento e dei primi anni del ’900 (Chardin; Corot; Cezanne; Matisse; Braque; Bonnard….)
Equilibrando passato e presente, tradizione e nuove suggestioni l’artista veneziano realizza le sue “costruzioni” sostenuto da un’architettura essenziale, da segni eleganti allusivi di un pensiero, da colori mentali intessuti di echi, di sguardi, di segreti, di memorie, di solitudine; colori ricchi di trapassi di ocre, di grigi, di neri, di azzurri … con improvvisi baleni di bianchi e fremiti di rosso.
La sequenza di opere raccolte sotto il titolo “Il Gesù di Gianquinto“, proposta in questa mostra a Sala delle Colonne, costituisce “… uno dei vertici sovrani della sua arte…” (L. Puppi).
In essa Gianquinto elabora una propria, particolare immagine di Gesù a cui non conferisce una precisa individualità terrena.
Gesù è raffigurato con una minuscola testa (forse citazione della “Crocifissione” del 1930 di Picasso?), non segnata da tratti distinti e con il corpo, decisamente allungato, reso entro una superficie diafana colma di silenzio e di stupore, in forma elementare e disposto in diagonale o in verticale.
Nel rappresentare la figura di Gesù, qua‑
le Uomo tra gli uomini, Gianquinto sembra sottolineare che non ci è dato fornire di Lui un’immagine “finita”. Lo evoca “in una dimensione che è essenzialmente spirituale, si potrebbe dire gnostica … che tende semplicemente a manifestare l’invisibile” (E. Di Martino). Nella sequenza l’immagine più forte è il Cristo crocifisso: un’icona che rappresenta il momento più drammatico dell’incontro dell’uomo con il sacro e l’atto d’amore che Gesù ha trasmesso agli uomini con il suo sacrificio.
È l’evocazione della tensione spirituale dell’umanità di fronte all’esperienza della sofferenza e del male nella storia individuale e collettiva.
24 Giugno 2011
Flavia Benvenuto Strumendo