ANTON GINO FILIPPI. LATTIVITA’ E L’OPERA ARCHITETTONICA. 1/8
a cura di Adriana Uso

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ANTON GINO FILIPPI - La copertina di trentanni disegnata da Anton Gino Filippi nel 1954 “Ogni contatto diretto con un’opera è più denso e concreto del discorso che su di essa si può svolgere”, scrive Giorgio Kaisserlian, tra i più noti e importanti critici d’arte in Italia, nella prefazione al volume Artisti italiani del ’900, pub­blicato a cura di Ercole Arnaud e Alberto Busignani alla fine degli anni cinquanta. Nel testo viene analizzata, riferendola “al grande esempio di Cézanne”, la pittura di paesaggio montano di Anton Gino Filippi (Portogruaro 1901-1958), uno degli artisti presentati nel volume che comprende, fra gli altri, pure Bepi Galletti, Lenci Sartorelli e Angelo Variola, pittori dell’area veneto-friulana ampia­mente affermati, come Gina Roma e Virgilio Tramontin, legati a Filippi da rapporti di conoscenza e amicizia.

Ciò che Kaisserlian afferma per l’opera d’arte vale anche per l’opera di architettura, prodotto di un processo creativo e costruttivo per­meato di cultura, e costituisce il modo più sicuro di avvicinarsi al­l’opera architettonica di Anton Gino Filippi, per il quale pittura, architettura e grafica sono aspetti di una medesima ricerca in cui il disegno ha un ruolo di primo piano come strumento di cono­scenza oltre che come mezzo espressivo e capacità di rappresenta­zione condotta con segno magistrale, impiegato con rigore e straordinario talento da Filippi lungo il corso della sua esperienza artistica e professionale.

Dopo il diploma al Liceo Artistico di Venezia, ottenuta l’abilitazione all’insegnamento, Anton Gino Filippi inizia la sua attività didattica come professore di disegno e storia dell’arte iscrivendosi più tardi, nel 1937, al Regio Istituto Superiore di Architettura di Venezia (in seguito Università Iuav) dove prosegue i suoi studi universitari fino all’interruzione dovuta alla guerra.

L’Istituto di Architettura di Venezia, allora ubicato a palazzo Giustinian al ponte delle Maravegie e diretto da Guido Cirilli, titolare della cattedra di Composizione architettonica, annoverava nell’or­ganico accademico docenti di grande rilievo e autorevolezza. Nel quadro della materie d’insegnamento infatti, fra le lezioni previste, Filippi ha modo di seguire, sostenendo i relativi esami, quelle di Fausto Franco per il corso di Caratteri stilistici e costruttivi dei mo­numenti, Giulio Lorenzetti per Storia dell’arte e storia e stili del­l’architettura, Romeo Maestri per Applicazioni di geometria descrittiva, Carlo Scarpa per Disegno dal vero, Giuseppe Samonà per Disegno architettonico e rilievo dei monumenti e Duilio Tor­res per Urbanistica.

Con Giuseppe Samonà e la sua assistente Egle Renata Trincanato, Filippi instaura un rapporto di stima rimanendo in contatto anche negli anni a seguire: nel dopoguerra Samonà, che aveva assunto nel frattempo la direzione dell’Istituto Universitario portandolo a una levatura preminente nel panorama della cultura architettonicaitaliana e internazionale, sarà ospite dell’ex allievo in occasione di alcune visite a Portogruaro.

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