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NATURA VIVA CON ALBERI
ATTILIO MARCHETTO - Toscana ottobre 2006 Figura dotata di felicità inventiva ed ironia, come fotografo con un proprio stile ed una distinta riconoscibilità, Attilio Marchetto si mette in luce negli anni settanta dopo essersi dedicato alla pittura senza ottenere appaganti gratificazioni.
Da autodidatta si avvicina alla fotografia; scopre subito le possibilità creative e compositive della luce, rimanendone affascinato. Muove i primi passi con l’Hasselblat, poi individua nelle “sue” Nikon i supporti fisici per “creare paesaggi” e per catturare qualche frammento di natura a cui conferisce – ingrandendolo – un che di astratto.
Sin dagli esordi, le sue sequenze fotografiche in bianco e nero, senza cedimenti di maniera o facili lusinghe paesaggistiche, fissano aspetti umani ed ambientali nel rispetto della realtà: ogni singola fotografia suggerisce un racconto dei luoghi e della loro condizione e contemporaneamente crea atmosfere evocative.
Nel registrare gli effetti drammatici del terremoto del 1976, Attilio Marchetto non concede e non si concede distrazioni: paesi disastrati, case e rioni residui – sor¬presi dopo che il caterpillar ha compiuto il suo lavoro di demolizione – rimandano ad un mondo che non c’è più.
suo sguardo, educato a guardare le cose e la natura con l’attenzione che meri¬tano ma anche a pre-visualizzarle, negli anni ’80 si concentra sulle geografie “insi¬diose”, sulle ambigue armonie e le straordinarie dissonanze della Valcellina. Anche in questa indagine l’artista rivela una “sua” sensibilità e per la luce – come ele¬mento creativo – e per la precisione tecnica.
Il suo “occhio” attento si addentra in sfondi bituminosi, neri; isola ombre; insegue un’estetica di contrasti, garantita in raffinatezza da un tenace e sapiente lavoro di camera oscura.
Sempre pronto alla sperimentazione, nel corso degli anni Attilio Marchetto rag¬giunge una versatile competenza che gli permette e di affrontare i generi più disparati dal paesaggio alla figura umana, alla moda, alla pubblicità – e di vivere con straordinaria naturalezza il passaggio dal bianco e nero al colore, con cui si misura cercando di ottenere cromie di grande perfezione, provando diversi tempi, temperature e accorgimenti di sviluppo.
Sottolinea inoltre il suo personale modo di percepire le cose proponendo singo¬lari versioni di ambienti già noti presentati o da un’angolazione insolita o in una luce particolare.
Questo catalogo presenta una silloge di immagini che custodiscono il misterioso respiro dell’ “albero”, e le sue forme tracciate dalla natura e modellate dal vento. Attilio Marchetto, infatti, nel suo girovagare solitario nei luoghi più diversi in Italia e all’estero, ha incontrato alberi di grande suggestione e di irripetibile bellezza, che gli hanno procurato sensazioni di stupore e di reverenza, desiderio di regi¬strare “quelle” presenze e tutte le assenze ad esse correlate.
Il suo sguardo ha sorpreso tronchi avvinghiati in un vigoroso abbraccio; fusti biz¬zarri e contorti spesso tormentati da cicatrici, testimoni delle durezze e delle insi¬die affrontate; o grandi alberi, dalla scorza dura, “reduci” da molte battaglie inter¬rogarsi sui fantasmi della loro ombra.
Ha sorpreso, riflessi sulle tremule acque di un laghetto, alberi “socievoli”, snelli e diritti, impreziositi da tenere foglie aperte da un tiepido sole, in apparenza fragili ma con tenacia radicati nella terra; ed altri ancora piantati con cura, alternati a colture, disposti con un ordine geometrico di valore estetico.
Alberi con una loro individualità, spesso con il fascino della loro longevità, insom¬ma con storie diverse, che hanno svelato allo sguardo del fotografo i segreti del loro vissuto, scritto nelle forme e con i colori delle loro radici, dei loro fusti, dei loro rami e registrato dal silenzio che li ha circondati.
Attilio Marchetto, senza alcuna volontà di stupefazione tecnica, ha lasciato parla¬re il visibile e ha colto l’impalpabile; coniugando l’uno con l’altro ha amplificato la risonanza emotiva dell’immagine.
Flavia Benvenuto Strumendo