Il fuoco, tra realtà e metafora
Imbrigliare in un’immagine il fuoco, elemento per sua natura incorporeo, guizzante, inafferrabile, sfavillante, è un’impresa ardua e poetica cui – da anni – si dedica Daniele Pinni, un artista di ari-stocratica garbatezza, autore di opere vagamente atemporali di filiazione manierista, opere di “antica fattura” che danno corpo ad atmosfere di intensa suggestione.
Sensibilità moderna, talento capace di unire elementi sperimentali ad altri tradizionali, Daniele Pinni ha perseguito nel suo itinerario, un ideale di fedeltà alla pittura intesa come mestiere e rigore. La sua produzione si caratterizza per un ritorno al lessico della “grande pittura”; dove l’armonia, l’ordine, l’eleganza della composizione, la scelta dei colori e dei loro rapporti sono elementi prioritari
Misuratosi, agli esordi, in operazioni a carattere latamente concettuale, nel suo graduale processo di affinamento, l’artista portogruarese ha rivisitato più generi in coerente continuità poetica. “Terre”, “Cieli”, “Fuochi” si sono ripetuti negli anni sotto il segno di una diversa emotività e di una profonda costante riflessione sulla materia e sulla luce, sulle forme e sui colori. Tra i materiali, pre¬diletto sembra essere il legno usurato dal lento ed inarrestabile strofinio del tempo: tavole dai formati anticonvenzionali, recuperate nei luoghi più disparati; tavole cariche di storia, di misteri, protago¬niste di eventi, restaurate e accomodate per accogliere figure, allegorie, paesaggi eseguiti con una raffinatezza tecnica che rende viva la memoria del passato.
In questa esposizione di dipinti sul tema “Il fuoco, tra realtà e metafora” l’artista da un lato sviluppa con naturalezza la sua propensione a declinare in modo personale la lezione classica, dall’altro esprime la volontà di semplificare la trama narrativa fino a giungere ad un’assorta intensità.
Le sue opere, espressione di un colloquio costante tra mondo intimo e mondo esterno, sono gover-nate dalla luce. Essa intinge la forma, crea variazioni di aspetti, vibrazioni di colori, atmosfere mi-steriose e allusive.
Fra i “Fuochi” colpisce una tela – di grandi dimensioni – cuspidata, quale sagoma “ossequiosa” che rimanda al sacro e si offre alla contemplazione. In essa, il fuoco “bello et robustoso, e forte …” illumina di una luce “ansiosa” un suggestivo cielo notturno impregnato da un vasto silenzio, ri¬fugio di inquietudini, di sentimenti e di emozioni.
Come pagine ben calibrate si presentano dei quadri di medio e piccolo formato: frammenti di na¬tura sorpresi da luce vellutata, dai colori “scottati” e sfumati.
Connubio felice di forme e colore sono frutto anche di dialogo con la superficie lignea segnata da “presenze” – esse stesse materia colore – che hanno un loro peso nel racconto compositivo. Si incastonano nella scacchiera dei grigi, dei verdi, dei gialli assorbiti dallo sfondo da cui avanzano tracce di rosso, di arancio, di bianco lattiginoso … che captano il fuoco nel suo divenire e svanire. L’immagine, qui decantata, è affidata alla semplicità e al silenzio che questa custodisce.
In tavole “gotiche” stupisce l’armonia audace di lingue luminose – rosse o multicolori – che si agitano come inquietanti apparizioni su sfondi monocratici. Sono composizioni che si sviluppano in altezza, fuochi “maestosi” dotati di una forza intrinseca, ambivalente che suggeriscono vita, regalità, tra-scendenza oppure distruzione, violenza, potenza.
Flavia Benvenuto Strumendo