Dolores Previtali, nov 2009
Uomini nel corpo
Con “Uomini nel corpo” – titolo della mostra di Dolores Previtali – “Arte al Marconi” avvia il suo percorso di ricerca sul complesso mondo della scultura, un linguaggio “artigianale” che ci riporta all’atto primordiale e primario della creazione (secondo il Vasari la scultura è la prima e la più grande arte perché Dio stesso fu scultore poiché prese la creta, la modellò, vi spirò l’anima e creò l’uomo) e nel contempo ci fa navigare nel mare delle più spericolate ed audaci avventure sperimentali ispirate dalle tecniche e dai materiali più inusuali, lavorati con metodi che non rinunciano ad osare.
Volutamente abbiamo scelto di proporre all’attenzione del pubblico il “lavoro” di una donna scultrice che ha saputo conciliare identità femminile e vocazione artistica contrastando l’idea, dominante per secoli, che la scultura è “arte maschia”, inadatta alle donne perché faticosa e “poco dignitosa”.
Il panorama artistico contemporaneo è ricco di figure femminili che non si vergognano di affondare le “loro graziose mani” (Vasari) nell’argilla per manipolarla, per plasmarla e darle un’anima; anzi si aprono alle soluzioni più ricche di possibilità espressive a partire dall’assemblage per arrivare alle installazioni più complesse.
Dolores Previtali è una voce estranea a suggestioni attualistiche. Il suo iter, originale, è suggerito da un’inquietudine autentica e cementato da un impegno avvertito e coraggioso. Partita da una cultura figurativa, la Previtali ha via via conferito alle sue figure una singolare tipizzazione. Realizzate in creta o in bronzo, esili, essenziali, protese verso l’alto, sono luogo di “un’azione-passione” perché raccontano la lotta dell’uomo nella scena del mondo, segnato dall’amore e dal dolore, dalla vita e dalla morte, dal male e dalla pietà.
Nate da una perlustrazione interiore, dichiarano la volontà di superare i confini dell’io e, nell’intensità di valori poetici e di significati umani, si propongono come metafora di una vita intessuta di oscurità e di luce, di silenzio e di attesa. Nel sospiro di un desiderio, accettano il loro “tempo affaticato come ricchezza operosa” ed orientano il loro “sguardo” al di là della vita umana. Sono figure itineranti che intraprendono il “viaggio”, accomunate dal bisogno di testimoniare “il doloroso amore della vita” e l’aspirazione verso un assoluto misterioso. Si fanno nunzi di una ricerca voltata “alla stella oltre le dune” (M. Luzi).
Flavia Benvenuto Strumendo