Presentazione
Sotto il segno di “Arte e Spiritualità” si apre la stagione autunnale di “Arte al Marconi” che propone l’opera di Edoardo Fraquelli, un artista “nutrito più di sue acutissime ed interiori sensibilità che di scuole e letture“.
Pittore e poeta di qualità, dalla vicenda umana travagliata e dolorosa eppur poetica, con la sua arte affascinante ed eccezionale offre un’occasione di ripensamento di un tema forte: la diversità psichica; il senso del naufragio, della solitudine, dell’abbandono che prostra lo spirito e sfocia nel disagio mentale.
E’ palese che la società di ieri (in modo deciso e marcato) come quella di oggi (in modo sottile e contraddittorio) guarda con diffidenza il diverso quale turbatore dell’ “ordine” costituito, quale persona bisognosa di particolare attenzione.
Questa condizione esistenziale, guardata con diffidenza dalla società che ne isola i portatori, spesso trova possibilità di comunicazione nella creazione artistica come creazione “angosciosa”, espressione drammatica della diversità e della necessità di esprimerla. Fin dal suo esordio espositivo, avvenuto nel 1957 alla galleria “Prisma” di Milano, Edoardo Fraquelli, pittore-operaio, suscita attenzione per la sua enigmatica personalità registrata in “quadri profondi, accorati e personali“, trasfigurazione di struggenti e tormentose stagioni esistenziali. Lo sfondo in cui nasce la sua prima produzione, di impronta informale, è una vita solitaria, defilata con lati cupi ed insondabili, con distacchi prematuri ed incolmabili perdite: una vita con sconvolgimenti intimi ed esterni che “appare e svanisce” per poi rivivere nella sua opera. Autodidatta, debitore solo di se stesso, alieno di fronte alla società ma anche al sistema dell’arte, Edoardo Fraquelli col suo sguardo libero da schemi concettuali, riesce ad esternare le proprie ansie e pulsioni con un linguaggio unico essendo unica la sua ricerca appartata.
Il silenzio e l’abbandono, nella trasposizione artistica del ricordo cercano conforto in una natura che sembra tutto comprendere e nel dialogo con il colore: un colore che coagula in sé gli umori e i grumi della terra, un colore dalle dominanti cupe e dalle improvvise accensioni capace di sprigionare dalla realtà fondi remoti.
Il percorso pittorico di Edoardo Fraquelli conosce inizialmente una breve stagione figurativa poi informale (1957-1958) cui segue una pausa di silenzio. La ripresa dell’attività artistica (tra il 1965-1966) subisce una brusca interruzione (di ben 15 anni!) causata dalla degenza manicomiale dell’artista.
Questa dolorosa esperienza segna una cesura nel modus operandi di Edoardo Fraquelli la cui “rinascita” artistica avviene sotto il segno della “trasformazione” personale favorita dall’umanissima vicinanza di Aldo Consonni, suo raffinato collezionista.
La rigenerazione apre a nuove visioni di suggestiva bellezza, di incanto coloristico, di intensa luminosità, di distesa misura.
I “paesaggi” informali, groviglio di emozioni, senso di lunghe solitudini e di sofferti silenzi, inscritti con colori che hanno a che fare con la terra e con la vita, trovano una continuità di canto in tele che si propongono come superfici piane, dipinte, pulsanti di luce tersa nelle quali sfociano, qua e là, forme geometriche, quali enigmatiche realtà aperte verso lo sconfinato e il soprannaturale. La luce che le percorre sembra appartenere prima che alla natura alla coscienza.
Flavia Benvenuto Strumendo