OMAGGIO AL LEMENE
La visita a Lenci è annunciata dall’abbaiare eccitato di Nerina che, appena rassicurata dalla padrona sulla inoffensività dell’ospite, smussa i toni intimidatori e si fa docile ed affettuosa. Lo spazio condi¬viso dalla straordinaria coppia, una casa studio a due piani dove tutto il quotidiano si veste di visio¬nario, appare ingombro: alle pareti foto tratte dall’album di famiglia, dipinti, disegni, fogli appuntati immagini sacre, specchi…; sui tavoli, sulle sedie, sui divani, sui mobili accampano cataloghi, libri, oggetti preziosi mischiati a quelli di uso comune … Da più finestre la vista è catturata da un terraz¬zino ricamato di grazia: piante diverse dialogano tra loro; il loro germogliare e fiorire sono alimenta¬ti dalle autentiche frasi d’amore di Lenci.
Le opere dell’artista – disegni, dipinti, collage, sculture … – occupano zone esclusive della casa nelle quali lei si aggira sicura sotto lo sguardo-cieco di Nerina. Invitata a mostrare i suoi lavori, Lenci ne sceglie alcuni tra i tanti; li dispone cercando la giusta luce; alterna a rapidi commenti sull’opera, improvvisi silenzi colmati da sguardi interrogativi e da una increspatura delle labbra. Nella conver¬sazione, a volte, evoca i suoi primi passi nel mondo dell’arte; un esordio duro simile a quello di altre donne della sua generazione, determinate nel voler assecondare le proprie tensioni artistiche.
Lenci da sempre vive il suo lavoro come necessità interiore. Compresa nella sua ricerca di verità, ha accolto i cambiamenti suggeriti soprattutto dalla propria intuizione. Nella sua oramai lunga vicenda artistica, si è mossa in diverse aree linguistiche fedele a quel desiderio di modernità che pare con¬naturato alla sua personalità. Ha proceduto per cicli di sperimentazione testimoni di una fantasia capace di irradiarsi in più direzioni e di un’intimità profonda corrisposta da felicità espressiva. II suo iter sempre sostenuto da energia e vitalità è fatto di una molteplicità di presenze espositive, di suc¬cessi e di momenti di ricerca che hanno assistito alla variazione della materia e dei materiali e alla metamorfosi di immagini e di temi.
In questa mostra offre – volutamente – un ventaglio di esperienze passando da “paesaggi liricamente sospesi in colori teneri e fragranti” ad altri aspri, gestuali ai limiti dell’astratto, garantiti da una “tes¬situra complessa” e da cromie potenti a volte vivificate da fasci di luce o percorsi da inquiete ombre. Fonte di ispirazione è il Lemene sulle cui rive, in più stagioni della sua vita artistica, Lenci ha diva¬gato con la sua immaginazione modellando la realtà. Con questo fiume “mite” ha interagito ora in sintonia ora in contrasto. Guidata dalla sua spiccata sensibilità e dalla sua vena trasgressiva come dalla vocazione estetica del paesaggio fluviale, è riuscita a coglierne l’intima essenza, il respiro miste¬rioso. Nei suoi quadri con un linguaggio di ricercata semplicità ha riportato sensazioni registrate nella propria memoria. L’affascinante individualità del Lemene – via d’acqua che solca un tratto di pia¬nura veneto-friulana custodendo nella propria melodia echi di un glorioso passato e di un cauto melanconico presente – è emersa in una vastità di tinte morbide e brillanti, inquiete e meditate; in una varietà di luci, ariose, soffuse, ovattate, ora incapricciate, grigie, fosche, raramente severe e “buie”; ed infine in una polifonia di suoni.
Lo ha osservato, da vicino e da lontano, in luoghi e in momenti diversi stabilendo, spesso, un’armo¬nica corrispondenza tra sé e il fluire del fiume. Sul suo taccuino di viaggio (foglietti sparsi, disordi¬natamente assemblati), Lenci ha fermato, per poi rielaborare, il profilo di edifici su cui si sono depo¬sitati eventi, microstorie, passioni: case semplici, ingentilite dalla presenza benefica dell’acqua por¬tatrice di vita agli orti frugali, protetti da siepi, che corrono intorno ai loro muri perimetrali; e dimore incombenti, testimoni “del tacito, infinito andar del tempo”, che splendono e si disfanno sulle incre¬spature dell’acqua fluviale. Si è mossa lungo le rive, tra gli alberi e i cespugli in uno smemoramen¬to assoluto, ovattata da un silenzio impregnato di vita come se fosse impossibile prevedere in quei luoghi la presenza umana, riuscendo a rendere con stupita fascinazione quel felice equilibrio di natu¬ra e cultura che contraddistingue i civilissimi paesi bagnati dal Lemene.
Molte immagini scandiscono una realtà che non è proprio quella che appare all’occhio fisico ma quella “intrigante” raffigurata dall’occhio interno quasi a voler dar conto delle tappe di una vicenda artistica regolata da una totale autonomia che ha trovato nel colore uno strumento per visualizzare una pura emozione umana, uno stato d’animo, un sentimento.

7 luglio 2007 Flavia Benvenuto Strumendo