Pierantonio Verga, nov 2008
Ritrovo Pierantonio Verga dopo oltre vent’anni, pur non avendolo mai perso di vista.
Il destino ha voluto che Verga ed io – pur operando in realtà geografiche distanti – avessimo, nei primi anni ottanta, la fortuna di condividere alcuni progetti culturali con lo scrittore Pieraldo Marasi, amico di entrambi. Questi nel 1983 favorì il mio primo incontro con l’arte di Verga: mi propose di curare una sua mostra presso la Galleria “Palazzo Policreti”di Pordenone.
Pieraldo Marasi, intellettuale di rara sensibilità, di rapida intuizione estetica e di raffinata cultura, da tempo sorvegliava l’iter, severo, silenzioso e solitario di Verga, artista di cui aveva intuito le qualità peculiari di talento e di passione e la verità di valori.
Alla Galleria “Palazzo Policreti” convenimmo di esporre una silloge di dipinti su tela e su carta: “paesaggi” governati da un’alta tensione poetica; più che de¬scritti, concettualizzati; segni, gesti, accadimenti coloristici generati dal bisogno di vedere dentro di sé e “oltre”.
In queste opere Verga comunicava una solitaria intransigenza, intrisa di accenti contemplativi; lasciava intravedere l’esercizio appassionato e consapevole delle proprie finalità e la volontà di “vivere la propria contraddizione senza scappa¬toie …. Senza farne merce da salotto”, senza cedere all’esibizionismo. La ra¬gione esistenziale pareva governare il suo intimo ascoltarsi, i suoi ripensamenti, il suo interrogarsi sulla sorte comune.
Il Verga che oggi ritrovo ha rafforzato la propria consapevolezza di pittore: ha teso alla conquista di un’essenza che è “la spiritualità dell’arte”. In coerente con¬tinuità con quello del passato, rivela una creatività in grado di coniugare lo sguardo alla trascendenza e quello all’umanità.
Le opere raccolte sotto il titolo “La casa dell’Angelo” – che l’Associazione “Arte al Marconi” ospita presso la Sala delle Colonne come evento significativo al¬l’interno del progetto “Arte e spiritualità” – custodiscono un’ansia metafisica che pare essere la costante psicologica ed espressiva di tutta la pittura verghiana. Le immagini, di raffinata misura, sono segnate da una illuminazione misteriosa, da un respiro impalpabile, sommesso; evocano stati di lontananza, di memo¬ria; mirano all’essenza spirituale e ad “un tempo diverso”.
Flavia Benvenuto Strumendo