L’incantesimo del mare tra seduzioni di sirene, naiadi e ondine

RENZO CODOGNOTTO - Bagnanti Assomiglia a una sirenetta la giovane in reggiseno seduta sulla sabbia, il capo au­reolato dalle braccia in atto di pettinarsi la massa dei capelli biondi, le belle gambe avvolte dal trasparente pareo azzurro coperto di scaglie luminose, incastonata nelle rosee iridescenze della spiaggia, s’intride d’ineffabile dolcezza e di mistero. Lieve in­combe il cielo violetto. Al limite del bagnasciuga crespato dal respiro di una lingua ondosa esitano le dissolte parvenze di una barca, di un ombrellone e, forse, di un’al­tra bagnante. La stessa sirena ritorna, indolentemente accovacciata addosso a una compagna, in deliziosi duetti di confidenze segrete e di complici abbandoni.

La pittura di Renzo Codognotto trasforma l’appunto reale in memoria di fuggitivi tra­salimenti dell’animo, resi più diafani e rarefatti dall’incontro con la soffusa luminosità marina. E una pittura sottovoce, uno sciogliersi di mormorii e di tremiti visivi, un alitare di sensazioni volatili. Il mare come incantesimo, come sospensione a dei fili di magia; fonte infinita di leggende e di ispirazione per artisti di ogni epoca e tendenza, è rac­contato da Codognotto in versione domestica e “borghese” e tuttavia si avvolge in un’aura di mito umanizzato, o di quotidianità elevata a mito. Come se le “domeniche d’agosto” di ragazze arrivate dalla campagna a respirare la salsedine, rivissute at­traverso il velo nostalgico della rimembranza, venissero fatte rientrare in moderne tra­scrizioni di modelli aulici: il neorealismo del film balneare anno 1950 di Luciano

RENZO CODOGNOTTO - Spiaggia d'inverno Emmer si trasfigura in idillio garbato, ricco di richiami figurali discretamente accennati; la vena popolare si allontana nell’evocazione emotiva, pervasa da una qual ingenua ambiguità. Le fate acquatiche di Klimt, le donne del mare dei simbolisti, le sirene di Arnold Böecklin, di Herbert James Draper e di William Waterhouse, le ondine e le ne­reidi di Max Klinger, le bagnanti di Cezanne, le arcaiche iconografie di Compigli, immerse in sognanti brume, in trasparenti caligini, vengono rilette con soffusa delicatezza cromatica, “schegge fuori dal tempo” parafrasando un verso di Montale. Calate nei corpi castamente sensuali di fanciulle dialoganti sui lettini, isolate sullo schermo vuoto soffuso da una luce di madreperla, accosciate nel silenzio del crepuscolo come solitarie apparizioni, hanno la nobile grazia di un affresco remoto. Morbide nudità di ineffabile bellezza si lasciano assaporare, abbandonare su bianchi lenzuoli, ripresi in lontananza da un alitare sparso di vele. Nei quadri che hanno per soggetto l’am­biente marino concatenazioni melodiche di suggestioni riducono l’immagine ad aerea trama di notazioni impressionistiche lievemente accennate. Il racconto si distilla in una serie di tarsie vaporose di casoni minimalizzati in riquadri astratti. Gli scorci di lidi color avana-leggero e gli spazi di cielo, appena ispessiti nella linea di separazione dalla sottilissima striscia azzurra dei flutti, dilatano una sospesa geometria dei senti­menti. E la giostra abbandonata, accanto alle baracche deserte, fissa incantamenti felliniani. Codognotto eleva in dimensioni di metafisica elegia le umili ed effimere ca­bine, i box, i pennoni filiformi, il biancore degli scafi stagliati sulla distesa cilestre. Scenografie di un teatrino del silenzio creano armonici equilibri di ferma impagina­zione, in cui pare dissolversi l’ultimo eco delle marine novecentistiche di Carrà. Nei capanni dei pescatori la stesura pittorica si fa più serrata. Le reti, le costruzioni cu­biche, i bracci di laguna, si annodano e sfuocano con pulsante foga sulla porcellana lievissima del cielo.

RENZO CODOGNOTTO - Conchiglie sulla sabbia Alle silhouettes femminili si alternano gruppi di mitili e conchiglie.

“Conchiglia marina, figlia

della pietra e del mare biancheggiante,

tu meravigli la mente dei fanciulli”

I versi del poeta ellenico Alceo, reinterpretati da Salvatore Quasimodo, potrebbero commentare le rarefatte composizioni schiumose come nature morte di De Pisis o morganatici oggetti di Morandi.

C’è una tela orchestrata come un prezioso tessuto arabescato. Al centro un portafrutta pieno di gusci e di molluschi costituisce un nucleo visivo di risentita oggettualità, cui fa riscontro il dissolto fermentante brusio degli elementi sparsi sul piano; di sfondo, in­corniciata da una finestra, si apre a mo’ di scenario, o di quadro nel quadro, il lito­rale sparso di barche e di ombrelloni, “commentato” dall’accenno appena intravisto di azzurro marino e dal velario violetto del cielo.

RENZO CODOGNOTTO - Marina adriatica Analoga impostazione ha il quadro ambientato a Venezia. Riempie il vano del bal­cone la veduta di piazza San Marco della laguna, mentre in primo piano si dispon­gono una maschera, una mandola e un’alzata ricolma di frutta. L’effetto è di una malinconia onirica, quasi alla Hoffmannstahl.

Alla città lagunare l’artista ha dedicato alcune tele preziose; raffigurano scorci di pa­lazzi, di chiese e campanili emergenti dall’aria e dall’acqua nelle brume mattutine, dalle quali pallori rosati e dissolvenze turchesi si effondono come vapori e gli edifici sono cortine d’ombra e di luce opaca, materializzazioni di un miraggio, di un sogno ovattato; scenari fantastici, dai lineamenti precisi, dalle esatte architetture “tra un cielo e un’acqua egualmente nitidi e freddi”, imperlati di “un sottile pulviscolo”, di cui scrisse il poeta Diego Voleri in un prezioso libretto fragrante d’impressioni e sentimenti

Licio Damiani